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    Guida 2026

    Il colloquio alla frontiera russa: a chi lo fanno, cosa chiedono e quanto dura (oltre 90 testimonianze)

    Di Irena Domingo
    Aggiornato il

    In questo articolo

    No, il colloquio alla frontiera russa non lo fanno a tutti, e non è nemmeno una lotteria. Conta molto chi sei: hanno molte più probabilità di finirci britannici, americani e canadesi, chi ha qualche legame con l’Ucraina o un partner russo, chi va in Russia molto spesso e chi è l’unico straniero sull’autobus o sul volo. E conta da dove entri: a Koidula e Luhamaa, i valichi del sud dell’Estonia, lo fanno a quasi tutti gli stranieri, mentre all’aeroporto di Pulkovo la maggior parte passa in pochi minuti.

    Ho incrociato le testimonianze di oltre 90 lettori e circa 80 racconti dei gruppi Telegram per vedere cosa si ripete: a chi lo fanno, cosa chiedono, quanto dura e se ti guardano il cellulare. Non è uno studio con valore statistico, ma un campione di esperienze reali; gli schemi, però, sono piuttosto chiari.

    Mano che tiene un passaporto aperto con timbri, come al controllo passaporti entrando in Russia

    È probabilmente la domanda che mi arriva più spesso da quando pubblico le cronache dei lettori: “Mi interrogheranno?”. Ha senso, perché nelle cronache c’è un po’ di tutto: un lettore spagnolo ha passato tre ore e mezza in una stanza a Ivangorod, mentre un britannico di 78 anni, ex militare, ha attraversato lo stesso valico tra sorrisi e senza una sola domanda. Per la situazione generale di ogni valico (orari, code, come arrivarci) hai la guida alle frontiere della Russia; qui mi concentro solo sul colloquio.

    Cos’è il “colloquio” e in cosa si distingue dal controllo normale

    Il controllo normale è quello che capita alla maggior parte delle persone: consegni il passaporto allo sportello, ti fanno foto e impronte, magari una o due domande (“Turismo?”, “Quanti giorni?”), timbro e sei dentro. Dai tre ai dieci minuti.

    Il colloquio (in russo беседа, “conversazione”, anche se i lettori lo chiamano interrogatorio, seconda linea o controllo supplementare) è un’altra cosa. I racconti seguono quasi sempre lo stesso copione:

    1. Allo sportello non ti restituiscono il passaporto e ti mandano ad aspettare in una zona a parte, a volte con altri stranieri.
    2. Dopo un’attesa che va da 20 minuti a diverse ore, un agente ti chiama in un ufficio. Il servizio di frontiera russo dipende dall’FSB, quindi chi ti interroga è FSB, anche se ha l’uniforme verde.
    3. Ti fa domande su di te e sul viaggio, spesso in russo o con un traduttore sul telefono o su un tablet.
    4. In molti casi ti chiede il cellulare sbloccato e se lo porta via per un po’, oppure lo controlla davanti a te.
    5. Ti restituiscono il passaporto, ti timbrano ed entri. In tutti i racconti dei lettori tranne tre, è finita così.

    Ai valichi dell’Estonia, e a volte anche altrove, prima del colloquio ti danno un questionario cartaceo, solo in russo: dati personali, indirizzo, lavoro, l’IMEI del telefono, se hai fatto il servizio militare, se hai famiglia in Russia o in Ucraina, se conosci persone che combattono dalla parte ucraina e cosa pensi della politica dell’UE. Porta una penna e, se non leggi il russo, tieni a portata di mano un traduttore con fotocamera.

    Cosa non è il colloquio, anche se si confonde: la foto e le impronte digitali, che dal dicembre 2024 vengono prese a tutti gli stranieri negli aeroporti di Mosca e che a giugno 2026 sono state estese ad altri undici posti di frontiera; e le lunghe attese in coda, che a Narva o alla frontiera con la Lettonia dipendono di solito dal lato europeo o dalla dogana, non dall’FSB. Te lo spiego passo per passo in cosa succede quando atterri in un aeroporto russo.

    I dati: cosa mi avete raccontato, valico per valico

    Questa tabella riassume i racconti dei lettori (cronache, moduli di contatto ed email del 2025 e del 2026) e dei gruppi Telegram di ogni frontiera. Prendila per quello che è: un campione di esperienze, non uno studio con valore statistico. Sono qualche decina di casi per valico al massimo, la gente scrive di più quando qualcosa va storto e nei gruppi Telegram ci sono soprattutto russi e persone con doppia cittadinanza. Ma gli schemi si ripetono troppo per essere un caso.

    ValicoColloquio per gli europeiDurata tipicaCosa si ripete di più
    Pulkovo (San Pietroburgo)Molto raro3–10 minL’ingresso più tranquillo di tutti i racconti
    Sheremetyevo e Vnukovo (Mosca)A volte (circa 1 su 3)1–4 h se capitaBritannici, americani e canadesi, quasi sempre
    Aeroporti regionali (Kazan, Ekaterinburg, Saratov) con voli internazionaliFrequente20 min–2,5 hA volte chiamano tutti gli stranieri del volo
    Narva–Ivangorod (Estonia)Frequente nel 2026, ma breveColloquio di 5–20 min (qualcuno di 3 h); il valico completo, da 3 a 24 hOre di coda, soprattutto sul lato estone
    Koidula e Luhamaa (sud dell’Estonia)Quasi sicuroColloquio breve, ma 2–12 h di attesaQuestionario cartaceo e colloquio per tutti i non russi
    Kaliningrad (dalla Polonia o dalla Lituania)Variabile1–4 h se capitaPiù frequente al primo passaggio e per gli anglosassoni
    Lettonia (Burachki, Ubylinka)Frequente4–6 h sul lato russoControllo del cellulare, cane e questionario
    Alto Lars (Georgia)Frequente se sei l’unico straniero15–60 minInterrogatorio con tablet traduttore e cellulare trattenuto
    Storskog–Borisoglebsk (Norvegia)RaroMinutiNessuna domanda né controllo del cellulare nei racconti

    Da dove entri

    Aeroporti di San Pietroburgo e Mosca

    Pulkovo è l’ingresso più tranquillo di tutto quello che ho raccolto. Una decina di lettori (italiani, francesi, tedeschi, un americano con visto triennale) sono passati in 3–10 minuti, a volte con una sola domanda. Arrivare di notte aiuta: con l’aeroporto vuoto la coda è corta e gli agenti non hanno fretta di mettere da parte qualcuno.

    A Sheremetyevo e Vnukovo anche la maggior parte passa senza colloquio, ma qui i casi di stanza a parte cominciano a essere parecchi. A Paolo, torinese, a Sheremetyevo hanno chiesto quanto si fermava, perché aveva scelto la Russia, cosa studiava e che lavoro facevano i genitori, mentre gli scorrevano WhatsApp, la rubrica e le app installate: poco più di un’ora. Un francese è stato trattenuto tre ore e interrogato sui nomi dei suoi contatti. Un lettore spagnolo arrivato a Sheremetyevo con un volo da Minsk è stato separato dai passeggeri russofoni e ha risposto a qualche domanda per meno di un quarto d’ora. E a Catherine e al suo compagno è toccato un “piccolo interrogatorio” con controllo dei telefoni.

    Attenzione a non confondere l’essere trattenuti con il colloquio: un lettore spagnolo con visto privato è stato fermo un’ora e mezza a Kazan in una sala d’attesa con una sessantina di stranieri mentre verificavano i passaporti, ma senza domande. E un lettore americano racconta che, in entrambi i suoi arrivi a Vnukovo, lo hanno mandato all’extra screening, che consisteva nell’aspettare seduto un’ora e mezza, senza colloquio e senza che nessuno toccasse il suo cellulare.

    Aeroporti regionali con voli internazionali

    Questo mi ha sorpreso: nelle città dove arrivano pochi turisti occidentali, il colloquio è più probabile che a Mosca. A Ekaterinburg, i tre turisti di un volo da Istanbul sono stati interrogati uno per uno, 20–30 minuti ciascuno. A Saratov, sei italiani in arrivo da Erevan sono stati chiamati uno alla volta in uno stanzino per qualche domanda e un’occhiata alla galleria delle foto. A Kazan, a un lettore svedese hanno controllato due telefoni e il portatile e, in più, gli hanno fatto alzare la camicia e i pantaloni per vedere se aveva tatuaggi; in tutto, due ore e mezza. Sono entrati tutti senza altri problemi.

    Coda di pedoni al valico di frontiera di Narva verso Ivangorod

    Narva–Ivangorod: ore di coda, colloquio breve

    Non farti illusioni: Narva non è un valico veloce. Nei racconti, attraversarlo tutto richiede dalle tre alle cinque ore in una giornata normale, e nei periodi di vacanza o con la frontiera intasata ho letto di attese di 10, 23 e perfino 24 ore, tra coda e controlli. La maggior parte di quel tempo si passa sul lato estone. Quello che cambia rispetto ai valichi del sud è ciò che succede una volta arrivato allo sportello russo.

    Lì, quasi tutti i lettori che lo raccontano descrivono un controllo rapido e perfino cordiale, senza colloquio: Leo, lituano, ricorda due agenti dall’aria annoiata che gli hanno fatto le solite domande e lo hanno lasciato passare. Su Telegram, invece, il colloquio compare nella maggior parte dei racconti del 2026 che descrivono il controllo russo, anche se breve: dai 5 ai 20 minuti, a volte solo per annotare l’IMEI del telefono. Una tedesca che attraversa quasi ogni mese dice che a Ivangorod non l’hanno mai interrogata, mentre ai valichi del sud sì.

    L’eccezione è Javier, di Alicante, a settembre 2026: cane antidroga sui bagagli, una stanza a parte, due ore e mezza di domande sui suoi soldi, la fidanzata, la famiglia e se avesse prestato servizio in Ucraina, controllo delle foto del cellulare, e poi un secondo agente che gli ha rifatto quasi le stesse domande per un’altra ora. Lui pensa che abbia pesato l’essere spagnolo, cosa poco comune a quel valico. È entrato e, all’uscita, cinque minuti senza domande.

    In sintesi: a Narva metti in conto ore di coda e la possibilità di un colloquio breve; quello che è meno frequente che a Koidula o Luhamaa è passare ore ad aspettare l’FSB.

    Koidula e Luhamaa: qui mettilo in conto

    I due valichi del sud dell’Estonia (Koidula–Kunichina Gora, verso Pskov, e Luhamaa–Shumilkino) sono quelli dove lo schema è più chiaro. Tutti i lettori occidentali entrati da lì hanno avuto il colloquio: uno spagnolo, uno svedese, due francesi, un italiano. Su Telegram, un passeggero del Baltic Shuttle raccontava proprio questo ottobre che a Kunichina Gora hanno chiamato a colloquio tutti gli stranieri dell’autobus, e ad agosto, a Luhamaa, un autobus con una dozzina di passaporti europei è rimasto dodici ore sul lato russo finché non sono finiti tutti i colloqui.

    Il colloquio in sé può durare cinque minuti; quello che non finisce mai è aspettare il proprio turno. Un lettore spagnolo che ad agosto 2026 è entrato da Koidula ha passato undici ore alla frontiera: il lato russo faceva passare i russi e tratteneva tutti gli altri. A lui hanno chiesto se avesse amici ucraini, gli hanno controllato a fondo WhatsApp, Telegram, chiamate e foto e, trovando chat con studenti ucraini e una chiamata al consolato russo, il colloquio si è allungato con domande sul suo lavoro e su sua moglie, russa. È entrato. Un francese, a Luhamaa, ha dovuto compilare un foglio sull’Ucraina e spiegare perché avesse avuto cinque visti turistici di fila; hanno chiamato la sua amica di Mosca alle cinque del mattino per verificare dove avrebbe dormito.

    Curiosamente, su Telegram ci sono estoni, lituane e lettoni con e-visa o permesso di soggiorno che sono passate da Koidula senza colloquio in meno di un’ora. Il filtro sembra guardare più a chi arriva da lontano che ai vicini.

    Se viaggi in autobus, tieni presente che l’autobus non sempre ti aspetta: ci sono racconti di autobus partiti lasciando a terra cinque passeggeri, e di lettori che hanno perso il loro e hanno dovuto prendere il successivo.

    Kaliningrad

    Ai valichi di Kaliningrad dalla Polonia e dalla Lituania la maggior parte dei lettori non parla di colloquio sul lato russo; le ore se ne vanno in coda e in dogana. Ma i casi ci sono: un lettore britannico sull’autobus da Danzica è stato interrogato a lungo in russo sulla sua vita, la famiglia, i viaggi e la storia del conflitto in Ucraina, e gli hanno guardato le foto. Ha perso l’autobus. A Chernyshevskoye, a un tedesco hanno detto che lo interrogavano “perché è la prima volta da questo valico” (un’ora in tutto), e una coppia europea ci è rimasta quattro ore con il controllo di entrambi i cellulari. E a luglio 2025, su un autobus da Danzica, hanno trattenuto alcuni americani a Mamonovo mentre gli italiani e gli spagnoli dello stesso autobus passavano senza problemi.

    Lettonia

    Ai valichi della Lettonia (Terehova–Burachki e Grebneva–Ubylinka) l’attesa sul lato russo è lunga e il controllo minuzioso. Un francese entrato due volte con un furgone camperizzato descrive perquisizione con il cane, controllo del telefono, questionario, dichiarazione del contante e raggi X del veicolo: dalle quattro alle sei ore ogni volta. A Miki, ecuadoriano sposato con una russa, hanno fatto molte domande, si sono portati via il telefono per un’ora e poi è arrivato il colloquio. Nel gruppo Telegram Россия–Эстония Граница un passeggero ha raccontato a giugno 2026 che, su un autobus entrato da Burachki, otto o nove persone sono passate per il colloquio, alcune anche tre volte, e sono rimaste dieci ore sul lato russo. Se pensi di prendere il bus Riga–Mosca, tienilo presente.

    Posto di controllo russo dell'Alto Lars alla frontiera con la Georgia

    Alto Lars, dalla Georgia

    All’Alto Lars il fattore chiave sembra essere viaggiare come unico straniero su una marshrutka piena di russi. Un lettore spagnolo è passato così di notte a luglio 2026: lo hanno mandato in una stanza, interrogato per circa 15 minuti con un tablet traduttore e trattenuto il telefono per altri 20. In tutto un’ora; il resto del pulmino era già ripartito. Vittorio, entrato con un’auto camperizzata, descrive un passaggio lungo e meticoloso, con domande, moduli e controllo del veicolo. Su Telegram, chi racconta più colloqui qui sono russi nati in Crimea o in Ucraina, con fino a un’ora di controllo di Telegram e dei contatti.

    Norvegia e Bielorussia

    A Storskog–Borisoglebsk, i due lettori che mi hanno scritto sono passati senza domande: Alfio, sulla navetta Kirkenes–Murmansk, “nessun controllo bagagli, nessuna domanda, nessuna ispezione del telefono”, e un norvegese che ha finito per chiacchierare con le guardie della sua Cadillac del 1991. Su Telegram c’è qualche persona con doppia cittadinanza interrogata lì nel 2025.

    Tra Bielorussia e Russia, in linea di principio, non c’è controllo di frontiera per i cittadini dei due paesi, ma uno straniero con e-visa non può entrare da lì: l’FSB ha fatto scendere Nicolas e la sua compagna, francesi, dal treno Minsk–Mosca a Smolensk e li ha rimandati a Minsk. Sono stati gentili, ma non li hanno lasciati proseguire. È uno dei tre casi di ingresso negato che ho, e non c’entrava il colloquio: era una questione di visto.

    Il tuo passaporto e il tuo profilo: contano quanto il valico, o di più

    Al di là del valico, ci sono profili che tornano continuamente tra le persone interrogate:

    • Britannici, americani e canadesi. È lo schema più chiaro per nazionalità. Una britannica di 19 anni ha passato più di quattro ore a Vnukovo; un altro britannico, al suo quarto viaggio, dava ormai per scontato che lo avrebbero trattenuto tre ore; un americano ha raccontato su Telegram che lui e due amici sono stati messi da parte in tre dei loro quattro ingressi, sempre con controllo del cellulare. Loro stessi lo attribuiscono al fatto di venire da un paese “non amichevole”. Eppure ci sono americani passati da Pulkovo in dieci minuti.
    • Qualsiasi legame con l’Ucraina. Esserci nati, avere timbri ucraini, contatti con prefisso +380 o chat con ucraini. Un lettore spagnolo nato in Ucraina ha avuto a gennaio 2026 un controllo supplementare rapido a Vnukovo; a giugno, nello stesso aeroporto, la sala era molto più piena e gli hanno negato l’ingresso senza spiegargli il motivo. È tornato in Spagna con il volo successivo.
    • Partner o famiglia russa. Paradossalmente, chi ha legami con la Russia finisce spesso al colloquio. Un lettore svedese sposato con una russa racconta che da metà 2026 lo interrogano a ogni ingresso e uscita, da una a tre ore, sempre in modo professionale.
    • Tanti viaggi di fila o un invito privato. A un italiano non hanno detto nulla nei primi due ingressi; al terzo gli hanno chiesto perché andasse così spesso a San Pietroburgo e cosa pensasse del conflitto. Con visti turistici a raffica o con invito privato, metti in conto verifiche sul russo che ti invita.
    • Essere l’unico straniero sull’autobus, sulla marshrutka o sul volo. Ti rende visibile.
    • Parlare russo. Non ti salva: quando Shea, canadese, ha detto di parlarlo “un po'”, gli hanno fatto tutto il colloquio in russo. Il suo consiglio: se il tuo livello è basso, dillo e chiedi l’inglese.

    Cosa invece non sembra contare: il tipo di visto. Ci sono persone interrogate e non interrogate sia con e-visa sia con visto ordinario. E dai racconti non risulta che prendano di mira gli stranieri uomini in età militare.

    Cosa ti chiedono

    Le domande si ripetono molto da un racconto all’altro. In ordine di frequenza:

    • Motivo del viaggio, dove vai, dove dormi e quanti giorni resti.
    • Il tuo lavoro, i tuoi studi e a volte cosa fanno i tuoi genitori o il tuo partner.
    • Quanti soldi porti e da dove vengono. Visto che le Visa e Mastercard straniere non funzionano in Russia da marzo 2022, quasi tutti viaggiano con contanti, ed è normale che lo chiedano.
    • Se sei già stato in Russia e, se ci vai spesso, perché.
    • Se hai famiglia o amici in Russia e in Ucraina, o se sei stato in Ucraina.
    • Se hai fatto il servizio militare o hai rapporti con qualche esercito.
    • Cosa pensi dell'”operazione militare speciale” o del conflitto. Compare in parecchi racconti, anche se non nella maggior parte.

    Nessuno dei lettori che mi hanno scritto ricorda domande sulla Crimea o sulle sanzioni. E il tono, salvo eccezioni, è corretto: diversi lettori usano parole come “gentili” o “professionali”, anche se l’ambiente mette soggezione.

    Ti controllano il cellulare durante il colloquio?

    Se ti tocca il colloquio, è abbastanza probabile: tra i lettori interrogati, a due su tre hanno guardato il telefono. Fuori dal colloquio, quasi mai. Cosa guardano, secondo i racconti:

    • La galleria delle foto, la cosa più frequente, a volte con la geolocalizzazione.
    • WhatsApp e Telegram: chat e canali a cui sei iscritto.
    • I contatti, soprattutto numeri ucraini o nomi di origine slava.
    • Il registro delle chiamate e le app installate.
    • L’IMEI e il numero di serie, che annotano anche quando non guardano nient’altro.

    A volte lo controllano davanti a te in un paio di minuti; altre volte se lo portano via da 20 minuti a un’ora, e in qualche caso anche il portatile. Cosa dice la legge, cosa succede se ti rifiuti di sbloccarlo e come prepararlo prima di partire lo trovi nell’articolo su se possono controllarti il cellulare entrando in Russia.

    Quanto dura e cosa succede dopo

    La conversazione in sé dura di solito tra 5 e 30 minuti. Quello che allunga tutto è l’attesa prima e dopo: in aeroporto, da una a quattro ore nei casi che mi avete raccontato; ai valichi di Estonia e Lettonia, da due a dodici ore sul lato russo, perché c’è un solo agente per molte persone da interrogare. Se dopo hai un volo interno o un treno, lascia almeno quattro o cinque ore di margine. Un lettore francese ha quasi perso il volo per Krasnoyarsk dopo due ore di fermo a Mosca.

    Il finale, nella stragrande maggioranza dei casi, è lo stesso: ti restituiscono il passaporto ed entri. Degli oltre 90 lettori, a tre hanno negato l’ingresso: la coppia francese del treno di Smolensk (per il visto), il lettore nato in Ucraina a Vnukovo e il parente di una lettrice britannica accusato di lavorare per l’MI5 e rimandato indietro con il volo successivo. La legge russa permette di negare l’ingresso per motivi di sicurezza dello Stato senza spiegarne il motivo, e anche se dai informazioni false su di te o sullo scopo del viaggio.

    E non sempre succede all’ingresso: alcuni lettori hanno avuto il colloquio all’uscita. Una coppia francese ha passato 45 minuti in una stanza con dei militari all’aeroporto di Irkutsk, con controllo dei telefoni e domande sull’Ucraina, dopo essere entrata da Pulkovo senza nessun colloquio.

    Come prepararti perché vada veloce

    Questi sono i consigli che si ripetono di più tra chi ci è passato:

    • Non mentire, nemmeno sui dettagli. Le domande vengono ripetute, a volte da un altro agente, proprio per cercare incoerenze. Dare informazioni false è un motivo legale per negarti l’ingresso.
    • Rispondi in modo breve e con calma. Turismo, queste date, questo hotel. Non serve dare opinioni politiche; se te lo chiedono, una risposta breve e neutra.
    • Lascia il cellulare come un cellulare normale, né vuoto né pieno di cose da spiegare. Diversi lettori hanno cancellato prima contatti ucraini, foto di armi o materiale militare, Twitter o la VPN, e lo consigliano; fallo a casa, mai in coda.
    • Segnati l’IMEI (digita *#06# sul telefono) nel caso te lo chiedano nel questionario, e porta una penna.
    • Porta acqua, cibo, una powerbank e un piano B se viaggi in autobus: non sempre ti aspetta.
    • Avvisa qualcuno di dove attraversi e a che ora, così non si preoccupa se resti ore senza farti sentire.

    Per sapere com’è la situazione di ogni valico questa settimana, i gruppi Telegram dove la gente racconta in tempo reale code e colloqui li trovi in code e tempi di attesa alle frontiere della Russia.

    Sei entrato in Russia di recente e ti hanno fatto il colloquio, o sei passato senza una domanda? Ogni nuovo racconto aiuta a rendere più precisi questi schemi: raccontami la tua esperienza qui.

    Domande frequenti

    L’FSB fa il colloquio a tutti gli stranieri che entrano in Russia?

    No. La maggior parte dei turisti europei che arrivano in aereo a San Pietroburgo supera il controllo in pochi minuti. Il colloquio è quasi sicuro ai valichi del sud dell’Estonia (Koidula e Luhamaa), frequente alla frontiera con la Lettonia e negli aeroporti regionali, e più probabile se sei britannico, americano o canadese o hai qualche legame con l’Ucraina.

    Cosa chiedono al colloquio alla frontiera russa?

    Soprattutto il motivo del viaggio, dove alloggi, il tuo lavoro o i tuoi studi, quanti soldi porti, se sei già stato in Russia, se hai famiglia o amici in Russia o in Ucraina e se hai fatto il servizio militare. A volte chiedono cosa pensi del conflitto in Ucraina.

    Quanto dura il colloquio alla frontiera russa?

    La conversazione dura di solito tra 5 e 30 minuti, ma con l’attesa prima puoi passare da una a quattro ore in aeroporto e da due a dodici ore ai valichi terrestri di Estonia e Lettonia.

    Mi controlleranno il cellulare se mi fanno il colloquio?

    È abbastanza probabile: a due lettori interrogati su tre hanno guardato il telefono, soprattutto la galleria delle foto, WhatsApp, Telegram e i contatti. Fuori dal colloquio, il controllo del cellulare è raro.

    Conta avere l’e-visa o il visto ordinario?

    Nei racconti non si vede differenza: ci sono viaggiatori interrogati e non interrogati con entrambi i tipi di visto. Contano molto di più il valico, la nazionalità e il profilo del viaggiatore.

    Possono negarmi l’ingresso dopo il colloquio?

    Sì, la legge russa permette di negare l’ingresso per motivi di sicurezza senza spiegazioni, e anche se dai informazioni false. Ma è raro: su oltre 90 lettori, solo a tre è stato negato l’ingresso, e uno di questi casi era dovuto all’uso dell’e-visa su un percorso dalla Bielorussia dove non è valida.

    C’è il colloquio anche quando si esce dalla Russia?

    A volte sì. Alcuni lettori entrati senza problemi hanno avuto domande e controllo del cellulare all’uscita, per esempio all’aeroporto di Irkutsk o al porto di Vladivostok.

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    Irena Domingo

    Irena DomingoChi sono

    Sono nata in Russia. Sono cresciuta tra due mondi: mio padre era russo, mia madre spagnola, discendente dei "Niños de Rusia", i bambini baschi evacuati in URSS durante la Guerra Civile Spagnola. Ho lavorato per oltre 30 anni come traduttrice, interprete e insegnante di russo, e dal 2013 scrivo questo blog per aiutare i viaggiatori a scoprire la Russia con informazioni pratiche e sempre aggiornate. Autrice della Guida Rusalia 2026. Se questo blog ti ha aiutato a preparare il tuo viaggio, puoi offrirmi un caffè ❤️.

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