Questa cronaca me l’ha mandata Stefano, che vive a Roma e ha passato 22 giorni in Russia da solo, tra agosto e settembre del 2025, con un visto turistico regolare. Ha impiegato quindici mesi a decidersi e a preparare il viaggio, ha studiato il cirillico su Duolingo e alla fine ha visitato quattro città molto diverse fra loro: San Pietroburgo, Ekaterinburg, Kazan e Mosca.
La sua è una delle cronache più belle che mi siano arrivate, perché racconta due cose insieme: la parte pratica (eSIM, cambio, voli interni, internet che salta) e la parte che di solito nessuno racconta, cioè la paura prima di partire e quello che succede dopo, quando ti rendi conto che il paese non assomiglia a quello che ti aspettavi. Se ti interessa la sua tappa negli Urali, ti consiglio di leggere anche la cronaca di Iñigo su Ekaterinburg.
Il viaggio di Stefano in breve
| Viaggiatore | Stefano — italiano, di Roma, in viaggio da solo |
| Quando | Agosto–settembre 2025 (22 giorni) |
| Città | San Pietroburgo, Ekaterinburg, Kazan e Mosca |
| Visto | Visto turistico regolare |
| Come è entrato | In aereo via Istanbul (scalo notturno) → San Pietroburgo |
| Spostamenti interni | Solo in aereo (tra le altre, Smartavia sulla tratta San Pietroburgo–Ekaterinburg) |
| Soldi | Contanti in euro cambiati in loco; nessuna carta MIR (se lo rifarà, se ne procurerà una) |
| SIM e internet | eSIM Holafly; internet bloccato 12 ore a San Pietroburgo e GPS in tilt nel centro di Mosca |
| Preparazione | 15 mesi, con otto mesi di russo di base (cirillico incluso) |
La rotta di questo viaggio, sulla mappa
Percorso approssimativo del viaggio di Stefano (agosto–settembre 2025): volo dall’Italia con scalo notturno a Istanbul, ingresso a San Pietroburgo e poi tutte le tratte interne in aereo, fino a Mosca. Mappa: OpenStreetMap.
Quello che segue è il racconto di Stefano, con i suoi consigli. Ho dato forma al suo testo perché si legga con calma, ma tutto quello che c’è scritto è suo. Grazie, Stefano, per averlo condiviso.
Quindici mesi per decidermi
La decisione e l’organizzazione del mio viaggio in solitaria in Russia sono durate circa quindici mesi. Credo che la Russia sia uno di quei paesi che non è a uso e consumo del turista medio: richiede una preparazione storica, linguistica (quanto meno il cirillico) e anche artistica.
Il mio viaggio, osteggiato dal timore delle persone che mi volevano bene — e so che lo facevano per quello —, è cominciato il giorno prima dell’ingresso effettivo nel paese, con uno scalo lungo a Istanbul, una notte lì, in cui ho avuto tutto il tempo di caricarmi d’ansia e di preoccupazione per quello che, soprattutto involontariamente, avevo assorbito dai media.
Come eSIM avevo scelto Holafly, che ritengo il miglior provider commerciale in tal senso, sia per l’assistenza (ci arrivo più avanti) sia per la formula di internet illimitato.
22 agosto: «Добро пожаловать в Россию»
Prendo il volo da Istanbul e arrivo a San Pietroburgo. Un silenzio quasi spettrale mi avvolgeva, un ordine a cui non ero abituato, una solennità mai provata. Noi passeggeri dell’aereo ci smistiamo nelle varie file per il controllo passaporti.
Come potete immaginare, ne avevo lette di ogni sui gruppi Facebook e non solo, sul fatto che avrei potuto essere fermato per dei controlli, che — diciamocelo — non è mai piacevole.
È il mio turno: l’ufficiale chiede il passaporto, mi osserva per qualche istante e poi, con un sorriso a 32 denti, mi dice Добро пожаловать в Россию (benvenuto in Russia). L’adrenalina stava crollando e mi dico: «ok, questo step è fatto, andiamo al prossimo». Ma camminando mi rendo conto che ero già effettivamente entrato in Russia, e lì mi scende una lacrima e mi dico dentro: «ce l’ho fatta, sono a Pietroburgo!».

La signora dell’autobus (dieci minuti per capire tutto)
Cerco subito un posto dove cambiare dei soldi, giusto 50 euro per raggiungere la città e prendere il biglietto dell’autobus che mi avrebbe portato alla prima stazione della metro. Preso il biglietto, chiedo con il mio russo rudimentale, imparato in otto mesi tra Duolingo e i social, quale fosse l’autobus giusto.
Una volta sull’autobus, non riuscendo a obliterare il biglietto, chiedo in inglese a chi era con me, senza successo. Finché una signora, visibilmente ottuagenaria, lo timbra per me e, nei posti un po’ più larghi dove era seduta lei, mi fa spazio dicendomi «siediti». Mi guarda con curiosità, mi chiede di dove sono — sempre in russo — e io imbastisco una conversazione davvero rudimentale ma, a quanto pare, comprensibile per lei, che comincia a parlarmi della figlia che viveva in Europa, del suo lavoro, e così via.
Insomma: in dieci minuti in Russia avevo capito una cosa. Tutto quello che avevo sentito dire sui russi, sulla loro freddezza e sui loro mancati sorrisi, be’… era tutto falso. È una sensazione che ho potuto consolidare in tutte e quattro le città che ho visitato nei 22 giorni di permanenza.
Ci tenevo a raccontare soprattutto questo episodio, perché è stato il primo e il più importante impatto che ho avuto nel paese, e che ricorderò per sempre con tutto l’affetto possibile.
Droni, internet che salta e GPS impazzito
Passando alle questioni più pratiche: io ero a Pietroburgo quando c’è stato un attacco di droni all’aeroporto, e internet è rimasto bloccato per più di dodici ore. Situazione poco piacevole, ma per fortuna molte di quelle ore sono passate durante la notte. Quindi sì, il rischio che accada esiste.
La stessa cosa mi è successa all’arrivo a Mosca, dove il GPS in centro non funzionava. Se viaggi in questo periodo, tieni conto che può capitare: una VPN installata prima di partire e le mappe scaricate offline ti salvano la giornata.
Nonostante tutto, posso dire che il carattere dei russi è tutt’altro che freddo: ho avuto qualche difficoltà con i biglietti della metropolitana, con la comprensione di alcune tipologie di biglietti dei musei, e TUTTI, nessuno escluso, si sono davvero spesi per aiutarmi al meglio delle loro possibilità, pur non parlando inglese. Motivo per cui, se possibile, consiglio caldamente di partire con qualche piccola base di russo.
Ekaterinburg: un’aria «più russa»
Ho avuto una disavventura piuttosto strana con Smartavia, una low cost russa, sul volo LED–SVX (Ekaterinburg): ho dovuto pagare un bagaglio. Ne approfitto per dire che, visto il tempo limitato, ho preferito spostarmi in aereo tra le varie città. (Su come funzionano oggi i voli interni e i pagamenti con carta straniera trovi tutto sul blog.)
Arrivato nella capitale degli Urali ho respirato un’aria anarchica, totalmente diversa dall’atmosfera sognante e contemplativa di San Pietroburgo. Ho visto una città che ho percepito come «più russa», con persone etnicamente miste e super gentili — e devo dire che a Ekaterinburg parlavano molto più inglese che a San Pietroburgo. Oltre all’ottimo cibo.

Kazan, l’esotica
Da Ekaterinburg sono volato in Tatarstan, nella sua capitale Kazan: sicuramente esotica per gli standard russi, proprio perché è la capitale di una repubblica autonoma — la più importante della federazione, tra l’altro. Bellissimo il suo Cremlino, insieme alla sua atmosfera turca ma con l’educazione e l’ordine tipici delle città russe.
Anche qui la consiglio caldamente, proprio per capire il concetto di repubblica autonoma, visto che in Europa non abbiamo esempi in questo senso. Ottima esperienza.

Mosca, la più eclettica
Infine approdo nell’ultima città, la più importante e a mio avviso la più eclettica: Mosca. Già nell’aria sento un’atmosfera diversa, un’atmosfera da capitale, il rigore delle persone, dal modo di vestirsi al modo di approcciare: meno caloroso in apparenza rispetto alle altre città, ma comunque tutti pronti ad aiutarti per qualsiasi problema.
Di Mosca si potrebbe parlare per ore: è una città che come estensione territoriale è il doppio di Roma, fatta ad anelli concentrici che delimitano le zone centrali, le semicentrali, le prime periferie. Il mio primo assaggio è stato di una settimana e posso dire di aver trovato una città grandiosa in tutto: dagli edifici stalinisti (i miei preferiti) a quelli più antichi, in stile imperiale come a San Pietroburgo, ai grandi parchi — il VDNKh è d’obbligo —, oltre a essere un melting pot di culture che in Europa o non ci sono o sono scarsissimamente rappresentate, come quelle dell’Asia centrale e del Caucaso.
Ho provato molti tipi di cucina a Mosca, non solo quella russa (che amo), proprio perché sapevo che difficilmente le avrei ritrovate in Italia.

La sicurezza: il paese più tranquillo in cui sia stato
Concludo con il discorso sicurezza: la Russia è il paese più sicuro in cui sia stato. Non ho MINIMAMENTE avvertito alcuna presenza che potesse minare la mia quiete di turista che girava da solo per la città, anche di notte. Quindi andateci pure senza timore.
Cosa mi sento di consigliare
Oltre al fattore linguistico, mi sento di consigliare di preparare bene un itinerario e di non limitarsi solo a Mosca e San Pietroburgo.
Posso dire che da quando sono tornato ho cominciato a interessarmi ancora di più alla storia, alle culture e ai territori meno battuti dai turisti di tutta la Federazione. E quel che ancora mi fa amare la Russia è che, essendo così sconfinata, è impossibile che stanchi nella sua esplorazione: che sia storica, linguistica, naturalistica… non ha importanza.
Insomma: visitatela, anche per capire il livello tecnologico che purtroppo è precluso a chi non possiede una carta a circuito MIR, cioè russa. La prossima volta me ne faccio sicuramente una russa.
P.S. Ringrazio anche questo blog perché, davvero, senza le guide fatte in modo eccellente non avrei avuto la stessa facilità nell’organizzare il viaggio.
Raccontami anche tu il tuo viaggio
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