In camper in Russia dalla Georgia all’Estonia: la cronaca di Tommaso e Anna Lia

Tommaso ha 74 anni, Anna Lia ne ha 70, e insieme hanno attraversato la Russia con il loro camper: un Giottiline 938 del 2013 con 250.000 chilometri sulle spalle. Sono partiti da Pescara a marzo, sono entrati in Russia il 14 aprile dal valico di Verkhni Lars, al confine con la Georgia, e ne sono usciti a fine maggio dalla frontiera estone di Koidula, dopo aver risalito il paese da Vladikavkaz fino a San Pietroburgo.

Il suo racconto è pieno di dettagli pratici che raramente si trovano altrove: dove hanno dormito, come hanno cambiato gli euro, cosa succede ai navigatori satellitari vicino alle grandi città e perché al prossimo viaggio si porteranno un road book di carta.

Il viaggio in breve

ViaggiatoriTommaso (74 anni) e la moglie Anna Lia (70), da Pescara
QuandoDa marzo a fine maggio 2026 (in Russia dal 14 aprile)
MezzoMotorhome Giottiline 938 del 2013, 250.000 km
VistoVisto turistico di tre mesi a doppio ingresso
Ingressi in RussiaKazbegi–Verkhni Lars, dalla Georgia (14 aprile) · Taskala–Ozinki, dal Kazakistan (22 aprile)
UscitaFrontiera di Koidula, verso l’Estonia
ItinerarioVladikavkaz · Beslan · Elista · Astrakhan · [Kazakistan] · Samara · Kazan · Nizhny Novgorod · Suzdal · Mosca · San Pietroburgo · Pskov
PernottamentiSosta libera, parcheggi custoditi, Tir Park e due campeggi (Suzdal e Mosca)
InterneteSIM straniera (Holafly)
DenaroEuro in contanti cambiati in banca

Il percorso sulla mappa

Tappe in Russia    Deviazione in Kazakistan tra i due ingressi
Percorso approssimativo, ricostruito dal racconto di Tommaso.

Quello che segue è il racconto di Tommaso, con i suoi consigli e le sue foto. Grazie, Tommaso, per averlo condiviso.

Dalla Georgia alla Russia: dieci giorni di attesa a Tbilisi

Il viaggio nel complesso è iniziato a marzo ed è terminato a fine maggio, ed è stato fatto con il nostro motorhome, un Giottiline 938 del 2013 che è stata la nostra casa mentre viaggiavamo per questo immenso paese.

Siamo entrati in Russia una prima volta dalla Georgia, dalla frontiera di Kazbegi–Verkhni Lars, il 14 aprile, con un visto turistico di tre mesi a doppio ingresso, dopo un’attesa di dieci giorni a Tbilisi per via della chiusura del valico date le avverse condizioni meteo. L’idea era poi dirigerci in Kazakistan a visitare la regione del Mangystau.

Vladikavkaz, Beslan, Elista e Astrakhan

In questo primo ingresso abbiamo sostato in libera (comunque segnalato da Park4night) nella città di Vladikavkaz, dove poi abbiamo fatto la spesa al supermercato Metro. A Beslan siamo andati a visitare il museo che ricorda l’atto terroristico del 2004: molto toccante. A Elista abbiamo fatto sosta libera nel parcheggio del centro sportivo e abbiamo visitato i templi buddisti caratteristici della città. Ad Astrakhan ci siamo fermati lungo la passeggiata sul Volga e abbiamo visitato lo stupendo Cremlino.

Sempre ad Astrakhan, presso una banca locale, abbiamo fatto il cambio con i rubli: anche se l’operazione è costata più di due ore di attesa per le snervanti procedure burocratiche, alla fine si è risolta per il meglio.

Il rientro da Ozinki e l’arrivo a Samara

Da Astrakhan siamo entrati in Kazakistan, e precisamente nella regione del Mangystau. Il 22 aprile, all’altezza di Uralsk e della frontiera di Taskala/Ozinki, siamo rientrati in Russia per poi proseguire su Samara, dove siamo arrivati dopo due giorni.

Samara è una bellissima città sulle rive del Volga, che in questo tratto sembra un mare. Abbiamo sostato presso un parcheggio custodito in periferia (che ho segnalato su Park4night), dove per pochi euro siamo stati «coccolati» dal guardiano, che si è preso cura di noi, ci ha permesso di rifornirci di acqua presso la sua abitazione con un lungo tubo e la mattina dopo ci ha dato le indicazioni per poter raggiungere la città.

Alla fermata del bus, mentre eravamo in attesa, si è fermata un’auto che con un gesto ci ha invitati a salire; e una volta saputo che eravamo turisti italiani ci ha accompagnati praticamente in centro, su un percorso di almeno 20 km. Inutile dire che la sua gentilezza è stata ripagata, anche se lui non voleva accettare nulla, tanto era eccitato dal fatto che fossimo connazionali del suo cantante preferito, Pupo.

Grande matrioska decorata davanti a un negozio di souvenir a Samara
Samara. Foto: Tommaso

Kazan: due giorni davanti al Cremlino

Kazan è stata la nostra prossima meta. Ci siamo parcheggiati proprio davanti all’immenso Cremlino, che all’ora in cui siamo arrivati era praticamente strapieno, essendo una giornata calda che invitava a uscire la sera. Due giorni in questa bellissima città, accogliente e dove la disponibilità delle persone ci ha permesso di trovare uno spazio tranquillo dove sostare per la notte. A sera tutta la collina del Cremlino si è illuminata di giochi di luce che hanno reso questo luogo ancora più affascinante. Se avessimo avuto più tempo, ci sarebbe stato parecchio altro da vedere in città.

Motorhome italiano parcheggiato con vista sulla moschea Qol Sharif e il Cremlino di Kazan
Il nostro Giottiline 938 parcheggiato davanti al Cremlino di Kazan. Foto: Tommaso
Soffitto a mosaico con motivi tatari nella stazione Kremlyovskaya della metropolitana di Kazan
La stazione Kremlyovskaya della metropolitana di Kazan. Foto: Tommaso
Donna con abito tradizionale tataro rosso e copricapo ricamato a Kazan
Kazan. Foto: Tommaso

Nizhny Novgorod: i navigatori che vanno in tilt

La tappa successiva è stata Nizhny Novgorod, e arrivare al parcheggio del centro commerciale che avevamo programmato di usare come sosta non è stato affatto facile, date le restrizioni sui navigatori che in prossimità delle città venivano «accecati» e quindi davano risultati falsati sulla reale posizione che si aveva.

L’aiuto che ci ha dato la polizia, dove mi sono fermato per chiedere indicazioni, è stato provvidenziale, perché alla fine, superando l’ostacolo della lingua, un disegno su carta è valso più di mille parole dette in una lingua a noi sconosciuta.

Non so se sia il caso di raccontarlo, ma qui, a 460 km a est di Mosca, abbiamo preso atto che comunque ci trovavamo in un paese toccato dal conflitto in Ucraina. L’abbattimento di due droni, passati proprio sopra le nostre teste e diretti verso la raffineria della città, ci ha fatto stare per qualche ora in ansia; ma alla fine, vedendo come la popolazione locale ha reagito con una quasi indifferenza all’episodio, ci siamo tranquillizzati.

Suzdal: chiese, campeggio e zanzare

Così, il giorno seguente, dopo una veloce visita alla città, ci siamo diretti su Suzdal, cittadina dell’Anello d’Oro. Qui ci siamo sistemati nel bellissimo campeggio della città, caro per gli standard russi ma con tutti i comfort possibili, e senza farci mancare neanche gli sciami di zanzare che per due giorni ci hanno letteralmente divorato. Suzdal merita comunque la sosta, considerando la ricchezza di siti di cui la città è piena.

Facciata di una chiesa di Suzdal con tre cupole nere e decorazioni rosse e verdi
Una delle chiese di Suzdal. Foto: Tommaso
Dettaglio delle cupole nere e dei tamburi decorati di una chiesa di Suzdal
Suzdal. Foto: Tommaso

Mosca: la Piazza Rossa, la metro e una maratona

Dopo aver studiato a tavolino il percorso e dopo aver riportato su carta, come un road book, le strade e gli incroci che dovevamo passare, siamo partiti per Mosca; e questa volta, senza il minimo intoppo, siamo arrivati al campeggio che ci ha ospitato per tre giorni. Anche qui prezzi alti per lo standard del posto, ma tant’è: siamo a Mosca, e quindi…

L’emozione della Piazza Rossa, della cattedrale di San Basilio, della metropolitana dove ogni fermata è un museo, e non solo: la pulizia maniacale e la cura nei particolari dei giardini ci hanno letteralmente fatto innamorare di questa città. Aggiungo poi che siamo capitati proprio quando si correva la maratona, e il cerchio si è chiuso.

Coppia di viaggiatori italiani in un selfie nella Piazza Rossa di Mosca
Noi due nella Piazza Rossa. Foto: Tommaso
Cattedrale di San Basilio con le cupole a cipolla colorate nella Piazza Rossa di Mosca
Anna Lia davanti alla cattedrale di San Basilio. Foto: Tommaso
Il ponte fluttuante del parco Zaryadye sospeso sulla Moscova a Mosca
Il ponte fluttuante del parco Zaryadye. Foto: Tommaso
Installazione floreale a forma di libro aperto davanti alla Biblioteca di Stato russa a Mosca
Mosca, davanti alla Biblioteca Lenin. Foto: Tommaso
Bancarella con centinaia di matrioske dipinte a mano in Russia
Matrioske in uno dei mercatini lungo il percorso. Foto: Tommaso

San Pietroburgo e l’Ermitage

Uscire da Mosca, che comunque è immensa, ma con l’aiuto del road book, ci ha permesso di imboccare la strada che in due giorni ci ha portati verso nord, direzione San Pietroburgo.

Fra le due, dico Mosca e Pietroburgo, siamo ancora in disputa con mia moglie per la palma della più bella; ma la sola visita dell’Ermitage, per me, è valsa tutto il viaggio. Per questa città uso un solo aggettivo: stupenda. Peccato averla visitata con un clima non proprio estivo, considerando che a Mosca c’erano più di 32 gradi; ma alla fine abbiamo superato anche quello scoglio, coprendoci con tutto quello che avevamo in camper.

Battelli turistici lungo un canale di San Pietroburgo
San Pietroburgo dai suoi canali. Foto: Tommaso
Lo scalone monumentale dell'Ermitage nel Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo
Lo scalone dell’Ermitage. Foto: Tommaso

L’uscita dalla Russia: Pskov e la frontiera di Koidula

Pietroburgo è stato il nostro giro di boa, perché da lì, dirigendoci verso Pskov, abbiamo lasciato la Russia usando il posto di frontiera con l’Estonia di Koidula, dove in meno di tre ore e con un accurato controllo i doganieri, gentilissimi, ci hanno salutati con un «arrivederci».

Il bilancio: gasolio, strade e Tir Park

In definitiva l’esperienza di questo viaggio è stata ampiamente positiva: in primis per il prezzo del gasolio, ben al di sotto di quello che costa in Europa; per poi passare alla qualità delle strade, veramente ottime, e non abbiamo fatto autostrade; per passare poi alla gentilezza e all’ospitalità del popolo russo, che nonostante fossimo «italiani», alla fine solo perché eravamo lì, aveva piacere del fatto che da turisti avessimo scelto il loro paese.

Per i pernottamenti, a parte quelli fatti nei campeggi, il resto sono stati in libera, dove ci siamo sentiti sempre sicuri, e maggiormente nei Tir Park: vere oasi dove il viaggiatore, anche se non camionista, è sempre il benvenuto. Nei Tir Park ci sono tutti i servizi essenziali, dalle docce ai bagni e alle mense, e in quelli più evoluti anche officine meccaniche e negozi di ricambi. Chi sta pensando di fare qualcosa di simile trova tutto il quadro generale nella guida per viaggiare in Russia in camper.

Denaro, internet e cosa cambierei al prossimo viaggio

Abbiamo cambiato gli euro senza problemi nelle banche, anche se l’uso del contante ci ha creato non pochi problemi, perché in Russia ormai tutto si fa con le carte e i cellulari. Quindi, al prossimo viaggio, tassativamente dovrò farmi una carta MIR.

Per la connessione e internet abbiamo usato una eSIM Holafly che, a parte le prime 24 ore di oscuramento, alla fine si è comportata bene. Per la navigazione c’è invece la nota dolente: funziona bene solo all’esterno delle città, mentre una volta dentro i navigatori vanno in tilt. Quindi il mio consiglio è pianificare in anticipo, creando un road book cartaceo con le strade che si dovranno percorrere per raggiungere le vostre mete.

Che dire alla fine: è stata un’esperienza che ci ha stregati e che vorremmo in seguito replicare spostandoci verso est, oltre gli Urali e verso il Bajkal, naturalmente sempre con il nostro camper.

Hai viaggiato in Russia di recente e vuoi condividere la tua esperienza? Raccontami il tuo viaggio qui e lo pubblicherò in questa sezione, con il tuo nome o in forma anonima, come preferisci. I racconti come quello di Tommaso sono quelli che aiutano davvero chi sta preparando il viaggio.

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